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Come guardare i telegiornali ci rende più infelici

Telegiornali

Se c’è sangue, allora vende.

Eric Pooley

Ebbene sì.

Ho voluto cominciare questo articolo con una frase molto forte.

E ti spiego subito il perché.

Proprio ieri stavo ascoltando un interessantissimo podcast.

Una chiacchierata tra l’ex atleta Lewis Howes e Penn Jillette, artista e divulgatore scientifico americano.

Sin da subito la discussione ha toccato un argomento che noi tutti conosciamo bene.

Il modo in cui siamo influenzati da media e telegiornali.

E un passaggio particolare che mi ha colpito è stato proprio questo.

Penn Jillette ad un certo punto dice:

Per guadagnare soldi c’é bisogno di attenzione, e per ottenere l’attenzione delle persone non c’è mezzo migliore della paura.

Interessante vero?

Approfondiamo l’argomento per un attimo.

 

Telegiornali e cronaca nera

Ti faccio una domanda.

Quanto spesso accendiamo la televisione e assistiamo a notizie di cronaca nera?

Quante volte, ogni giorno, assistiamo a reportage, se non addirittura intere puntate, su stragi familiari, omicidi, raptus di follia e attentati?

Spesso vero?

Eppure sono sicuro che, come me, nemmeno tu conosci qualcuno che sia stato coinvolto, anche lontanamente, da uno di questi fatti.

Le possibilità, dopotutto, sono estremamente ridotte.

Si tratta di eventi molto più improbabili rispetto a tanti altri pericoli che accompagnano le nostre vite.

E allora perché i giornali ci bombardano ogni giorno con notizie di cronaca nera?

Perché gli viene data una così ampia copertura mediatica?

La risposta è semplice.

Queste notizie fanno audience.

Queste notizie catturano la nostra attenzione.

Queste notizie attivano particolari meccanismi di allarme del nostro cervello.

 

Pericoli ancestrali

Il nostro cervello funziona in modo particolare.

Ha sviluppato dei  particolari meccanismi cognitivi.

Gli stessi che hanno garantito ai nostri antenati la sopravvivenza nelle savane.

Mi spiego.

La specie umana si è evoluta in tempi antichissimi imparando a prestare grande attenzione alle minacce ed ai pericoli provenienti dal mondo esterno.

La parte più antica del nostro cervello, il cervello rettile (sì, esatto, io e te abbiamo anche un cervello rettile), rimane, nel nostro subconscio, in costante monitoraggio.

Scruta l’ambiente esterno ed è sempre pronta a prestare la massima attenzione ad ogni possibile pericolo.

Si tratta di un antico meccanismo di sopravvivenza che ha permesso alla nostra specie di sopravvivere ed evolversi.

Ha dato ai nostri progenitori la possibilità di mettersi tempestivamente in salvo in un ambiente estremamente ostile.

Se questo meccanismo cognitivo risultava utile millenni orsono per i nostri antenati nelle savane, oggi diventa, però, non solo limitante, ma anche controproducente.

 

Negatività e infelicità

Bene.

Lo abbiamo dunque capito.

I giornali sanno bene che determinati fatti catturano la nostra attenzione.

Toccano un nervo scoperto.

I nostri istinti primordiali di sopravvivenza.

Vi dedicano dunque ampio spazio perché sanno di poterne trarre una grandissima audience.

Qual è però il lato negativo?

Bé, è chiaro.

Da un lato ci sentiamo costantemente in pericolo e minacciati.

Morti, incidenti, stragi, delitti, omicidi, famiglie distrutte, ecc. ecc.

Titoloni e approfondimenti che ci fanno solo sentire parte di un mondo in crisi e che va sempre più a rotoli.

Ci sentiamo avviliti e infelici.

Dall’altro lato non solo queste notizie iniettano terrore e negatività nella nostra mente, ma nascondono anche quelli che sono i veri pericoli della società odierna.

Ti farò un esempio.

Nel 2010 gli attacchi terroristici hanno ucciso 7’697 persone in tutto il mondo.

Buona parte di questi attacchi, tra l’altro, hanno avuto luogo in Paesi in via di sviluppo.

Noi da questo punto di vista, fortunatamente, siamo un Paese molto sicuro.

Nello stesso anno i problemi legati all’obesità hanno ucciso 3 milioni di persone.

Sì, esatto.

3 milioni.

Come dice provocatoriamente Harari nel suo libro Homo Deus, l’uomo medio occidentale dovrebbe temere Coca-Cola molto più di Al-Qaeda.

 

Soluzioni

Bene.

Abbiamo capito cosa porta i telegiornali a riempire i propri spazi con notizie sanguinarie che spesso nulla a che vedere hanno coi veri problemi della società.

Abbiamo anche visto quali siano le conseguenze su di noi di una simile scelta.

Cosa propongo dunque di fare?

Te lo spiego subito.

  • Dieta mediatica

In questo articolo ti spiegavo già perché non guardo più i telegiornali.

Alla negatività delle notizie trasmesse si aggiungono spesso l’irrilevanza e la non controllabilità.

La nostra attenzione è una risorsa limitata.

Non dimentichiamolo mai.

Impariamo a gestirla e a indirizzarla verso quelle fonti che producono per noi informazioni realmente rilevanti.

Informazioni utili per avanzare verso le nostre ambizioni di vita.

E non preoccupiamoci tanto di rimanere tagliati fuori dal mondo.

Se scoppierà un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Nord Corea stiamo tranquilli che in un modo o nell’altro verremo a saperlo.

  • Gratitudine

In un mondo in cui siamo bombardati dai media da notizie negative e devastanti ricordiamoci di una cosa.

La vita è bella.

La vita è un dono.

Impariamo ad apprezzzare questo breve spazio concessoci dalla storia per godere delle emozioni, delle amicizie, dei viaggi e del buon cibo.

Impariamo a praticare la gratitudine per tenere sempre a mente quanto già di buono e di abbondante riempie le nostre vite.

Spero dunque che queste piccole soluzioni saranno di grande aiuto.

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

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