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Come smettere di preoccuparsi con la tecnica del corridoio

Smettere di preoccuparsi

Ogni giorno è una nuova vita agli occhi dell’uomo saggio.

Dale Carnegie

Eccoci di nuovo qua 🙂

Quello di oggi sarà un articolo breve, pur denso di significato ed utilità.

Per l’esattezza ti parlerò di un piccolo episodio di vita.

Se mi segui da un po’ sai bene come ami sviluppare riflessioni da vicende apparentemente comuni della vita quotidiana.

E l’episodio su cui mi voglio soffermare oggi è (rullo di tamburi)… la chiusura automatica di una porta tagliafuoco.

 

Fuga per la salvezza

Smettere di preoccuparsi

L’episodio giunge dalla residenza studentesca di Siena.

Alcuni colleghi (furbi) pur di non perdere tempo e andare magari a fumarsi velocemente una sigaretta in cortile, aprono le porte antipanico e scendono per le scale antincendio.

Cosa succede però?

Scatta l’allarme antincendio e si attiva la chiusura automatica delle porte antifuoco che, sbattendo con forza, sigillano in veri e propri compartimenti stagni l’intero edificio.

Già.

Succede ogni volta un mezzo casino.

Fino a quando la situazione non si ripristina e l’allarme non cessa di suonare interi corridoi della residenza rimangono separati gli uni dagli altri.

Il fuoco, anche qualora ve ne fosse stata reale emergenza, sarebbe rimasto isolato in una piccola parte dell’edificio ed ogni altra zona sarebbe rimasta fuori pericolo.

Ma dove voglio arrivare?

Perché ti dico questo?

Te lo spiego subito.

Proprio mentre in camera mia aspettavo che l’allarme smettesse di suonare, così da riprendere a studiare, ho pensato che, in fondo, l’idea di separare un corridoio dall’altro funziona anche nella nostra vita a tutto tondo.

Seguimi e capirai 😉

 

Corridoi della nostra vita

Smettere di preoccuparsi

Facciamo questo.

Pensiamo per un istante alla nostra vita.

Pensiamo alle paure, ai dubbi, alle preoccupazioni che accompagnano le nostre giornate.

Tutti in maggiore o minore misura ne abbiamo, ed è normale che sia così.

A volte però permettiamo che questi timori diventino dei veri e propri giganti nella nostra mente.

Ce li trasciniamo giorno e notte, lasciamo che limitino la qualità della nostra vita e suscitino in noi costante ansia.

Ma c’è di più.

In buona parte dei casi questi timori provengono da un passato turbolento che continuiamo a portarci sulle spalle.

Sono legati ai fallimenti, alle brutte figure, agli errori che abbiamo commesso in passato e sui quali continuiamo a rimuginare.

Altre volte ancora dipendono dalle incertezze che nutriamo verso il futuro.

Non sappiamo cosa ci sia ad attenderci, abbiamo timore di cominciare qualcosa di nuovo perché non c’è garanzia di un risultato positivo, ci preoccupiamo costantemente di ciò che non possiamo controllare e che potrebbero accaderci.

Ti ritrovi in quello che dico?

Bene.

Cosa fare dunque?

Una delle strategie più brillanti per liberarsi di queste preoccupazioni è proprio quella che abbiamo visto:

Impariamo ad immaginare le giornate della nostra vita come separate da solide porte ignifughe.

Immaginiamo le nostre ventiquattrore giornaliere come un unico corridoio saldamente separato e protetto dalle ventiquattrore passate e future.

In poche parole:

Impariamo a vivere giorno per giorno.

 

Viviamo il momento

Come smettere di preoccuparsi

Ridimensionare le nostre preoccupazioni dopotutto è molto semplice.

Come detto dobbiamo solo imparare a concentrarci sul presente.

In fondo parliamoci chiaro.

Sul passato non abbiamo più potere alcuno.

Resta lì, alle nostre spalle, ed è un ottimo maestro dal quale attingere preziosi insegnamenti.

(Non è forse questa quella che chiamiamo esperienza? 😉 )

Cos’è l’esperienza? La somma di tutte le volte che te la sei pijiata ‘nder culo.

Gianfranco Funari

Il futuro d’altro canto è lì davanti ed aspetta solo noi.

Il futuro va programmato e anticipato.

Dobbiamo avere una traiettoria da seguire.

Questo sì.

Ma pensare eccessivamente e cercare di prevedere ogni singolo dettaglio anche solo prima di cominciare ad agire è, invece, deleterio e controproducente.

La programmazione decade in preoccupazione, paralisi e smania di controllo.

Non possiamo sapere esattamente dove saremo noi e i nostri progetti tra 3, 5 o 10 anni.

Non possiamo sapere nel dettaglio nemmeno quale sarà lo stato dei mercati, il contesto politico nel quale vivremo o sin dove si sarà spinto il progresso tecnologico.

Quello che possiamo fare è, invece, usare il presente per formarci, lavorare in maniera focalizzata, captare i primi segnali di cambiamento e porre solide basi attraverso le quali affrontare un futuro dinamico e incerto.

Distogliamo quindi l’attenzione dalle preoccupazioni del passato o del futuro.

Rivolgiamoci al presente.

Chiediamoci quindi quali sono in questo momento le preoccupazioni, le incertezze, i rimuginìi che assorbono le nostre energie e limitano la qualità della nostra vita.

Scriviamoli. Fissiamoli.

Apportiamo chiarezza nella nostra mente.

Chiediamoci quindi se non sia meglio accontonare queste inutili apprensioni per adottare una nuova impostazione mentale.

Un’approccio orientato ad agire oggi, vivendo la nostra vita un corridoio di ventiquattro ore alla volta.

Life is in the living.

Teniamolo sempre bene a mente.

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

 

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