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I sei ciechi e l’elefante. Come accettare le opinioni degli altri

sei ciechi e l'elefante

Si definisce scambio di opinioni quella circostanza nella quale ciascuno si tiene le sue.

Pino Caruso

Oggi faremo questo.

Vedremo assieme una piccola storia.

Un racconto denso di significato, che ci aiuterà a comprendere meglio il modo in cui vediamo noi stessi e gli altri.

Poche chiacchiere dunque, scopriamolo subito assieme 😉

 

C’erano una volta sei ciechi che vivevano assieme all’interno di una piccola comunità.

Un giorno, in mezzo all’euforia generale, fu condotto un grosso elefante all’interno del villaggio.

I ciechi non ne avevano mai visto uno e fremevano tutti dal desiderio di capire come un elefante fosse fatto.

“Ci sono” disse uno dei sei ciechi.

“Faremo così. Lo toccheremo“.

“Ottima idea” replicarono gli altri, “potremo così capire anche noi che sembianze abbia un elefante”.

I sei saggi si avvicinarono dunque all’animale.

Il primo saggio gli toccò l’orecchio, grande e piatto, mentre sventolava avanti e indietro.

“Ecco. L’efante è come un grande ventaglio“, disse.

Il secondo cieco, che stava toccando invece una gamba dell’animale, proferì “No, cosa dici?! È come un grande albero“.

Il terzo cieco, che stava stringendo la coda, ammonì: “Vi sbagliate entrambi, è chiaro che un elefante sia simile ad una corda“.

Si aggiunse quindi il quarto cieco, che stava sfiorando le zanne: “Come fate a non capire che quest’animale assomiglia ad una lancia?”

Il quinto cieco quindi, toccando la pancia dell’animale, si aggiunse: “Mi sembra evidente che sia come un muro“.

Il sesto cieco infine disse la sua mentre accarezzava la proboscide dell’elefante: “Nessuno di voi ha indovinato. Vi dico io che ha la forma di un docile e grosso serpente“.

La discussione andò avanti per ore.

I ciechi, da allora, non riuscirono mai a mettersi d’accordo su come un elefante fosse realmente fatto.

 

Significato

Carina come storia vero?

E sono sicuro che ne hai già intuito il significato.

La verità infatti è questa.

Ognuno di noi guarda alla vita attraverso un proprio personale filtro.

Un filtro fatto di pensieri, emozioni, cultura, conoscenze, esperienze che abbiamo vissuto.

Si tratta di una lente attraverso la quale abbiamo imparato a percepire la realtà, gli eventi e tutto ciò che ci circonda.

Eppure spesso ci comportiamo come se fossimo gli unici custodi della verità assoluta.

I padroni dell’unica realtà possibile.

Non di rado infatti tentiamo di imporre addosso agli altri la nostra visione delle cose, pensando sia la unica giusta.

Pensiamoci un attimo.

Quante volte ci inerpichiamo in inutili discussioni tentando di convincere gli altri del nostro modo di vedere le cose?

E questo che si tratti di calcio, di politica, di economia, o magari di università.

Ci polarizziamo sulle noste convinzioni e ci arrabbiamo quando gli altri, a loro volta polarizzati sulle proprie, controbattono a quello che diciamo, non mostrandosi minimamente d’accordo con le nostre opinioni.

Ci dilunghiamo in inutili discussioni dai toni sempre più accesi.

Ci arrabbiamo, addirittura litighiamo.

Una scena non proprio idilliaca, anche perché nessuno dei due alla fine cambierà opinione, rimanendo sempre più arroccato sulle proprie credenze.

Per evitare tutti questi casi in cui sbraitiamo e sbattiamo i pugni sul tavolo, irritati dalla cocciutaggine di chi ci sta di fronte, dovremmo forse ricorrere a due importanti valori che abbiamo un po’ perso di vista.

Parlo dell’empatia e dell’umiltà.

 

Empatia

sei ciechi e l'elefante

Lo abbiamo detto.

Ognuno di noi percepisce la vita attraverso un proprio personale filtro.

Dovremmo dunque prenderne atto e riconoscere questa caratteristica anche in chi ci sta di fronte.

Mi spiego.

Chi sostiene determinate posizioni, anche se opposte e antitetiche rispetto alle nostre, avrà dopotutto le sue buone ragioni.

Il suo intero passato, il suo background culturale, le sue esperienze di vita lo avranno condotto oggi a sostenere quelle determinate teorie.

Logico no?

E qui viene il bello.

Se fossimo stati al loro posto, se avessimo avuto la loro stessa vita, se fossimo vissuti nel loro stesso ambiente, anche noi oggi sosterremmo quelle medesime opinioni, per quanto assurde e fuori dal mondo dall’esterno ci possano sembrare.

Mostriamo dunque empatia verso chi ci sta di fronte.

Rispettiamo il percorso che ha fatto per raggiungere quelle conclusioni e usiamo, se vogliamo, una semplice frase.

“Non ti biasimo. Se fossi in te penserei esattamente la stessa cosa”.

Poche parole in cui c’è tanta magia.

Mostrando empatia, immedesimandoci nel punto di vista altrui, avremo maggiori possibilità di avviare un dialogo costruttivo.

Avremo mostrato piena compresione e giustificabilità di quelle posizioni, e così facendo avremo sin da subito messo in salvo l’orgoglio, l’ego, la reputazione di chi sta di fronte.

Da lì, abbassate le difese, sarà molto più facile trovare spiragli di dialogo.

 

Umiltà

sei ciechi e l'elefante

C’è un bellissimo aforisma di Dale Carnegie che fa così.

Quando due persone sono d’accordo assolutamente su tutto, una delle due non serve.

Il messaggio è chiaro no?

Le opinioni degli altri possono forse infastidire la parte più egocentrica di noi.

Quella parte del nostro carattere che vorrebbe sempre avere ragione su tutto.

La verità è che dobbiamo invece mettere il nostro ego da parte e continuare a coltivare il dubbio.

Dalle opinioni degli altri, specialmente se divergenti rispetto alle nostre, possono arrivare preziosi suggerimenti, punti di vista, particolarità.

Elementi che possono esserci sfuggiti e che non abbiamo precedentemente considerato.

Riflessioni che possono segnare una svolta nel nostro business, nella nostra carriera, nelle nostre relazioni.

Maturiamo dunque una sana umiltà e poniamoci ogni tanto una semplice domanda durante una discussione.

C’è qualcosa di giusto in quello che sta dicendo lui?

Sa qualcosa che io ancora non so?

Si tratta di un atteggiamento che dopotutto (e non è un caso) hanno anche i più famosi imprenditori al mondo.

Parlo di gente come Ray Dalio, il quale addirittura ha costruito sul seme del dubbio un algoritmo matematico per la gestione della propria impresa, Bridgewater Associates, il più grande hedge fund al mondo.

Il suo speech è spettacolare, e il suo libro lo è ancora di più.

Meno ego dunque, e più umiltà nell’accettare che mai sappiamo tutto.

 

Conclusioni

Bene.

Spero dunque l’articolo sia piaciuto.

Spero torneremo a recuperare questo due valori fondamentali.

Empatia e umiltà.

Non è sempre facile, è vero, ma cerchiamo di portarli il più possibile sempre con noi.

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

 

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