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Il falso mito del Multitasking. Come liberarsene

Mandare a put…e due cose allo stesso tempo non è multitasking.

Dick Masterson

Ciao e bentornato.

Oggi sfateremo uno dei principali miti sulla produttività personale.

Sì, esatto.

Hai già capito a cosa mi riferisco.

Parleremo proprio del multitasking 😉

Con la parola multitasking ci riferiamo alla diffusa insistenza nel voler fare più cose contemporaneamente e nel passare in rapida sequenza (switch) da un diverso compito all’altro.

E sull’argomento mi piacerebbe mettere le cose in chiaro sin da inizio post.

Il punto di partenza è uno soltanto.

Se vogliamo essere realmente produttivi il multitasking non solo non serve, ma si rivela persino controproducente.

E tra poco vedremo anche il perché.

Qui immagino però intanto il primo pensiero di molti lettori:

Cosa cosa Carlè? Che acciderboli stai dicendo? Io posso benissimo fare tutte quante cose assieme e spicciarmi alla grandissima!

E lo comprendo bene.

Ci sarebbe dopotutto anche un pizzico di giustificazione alla base di questo convincimento.

La nostra società ci ha abitutati a vivere il mito della produttività multitasking.

Quando facciamo più cose contemporaneamente abbiamo la sensazione di andare più spediti, di marcare velocemente le caselle sulla nostra lista degli impegni e di finire il tutto nel minor tempo.

Non è forse così?

Ma c’è di più.

Il multitasking è oggi ampiamente richiesto persino dalle aziende che assumono.

Cosa vedremmo dopotutto dando un’occhiata alle offerte di lavoro delle maggiori compagnie?

Tra i profili ricercati leggeremmo, grosso modo, qualcosa del genere:

Cercasi personale qualificato con conoscenza di questo e quell’altro, spirito di team working, ottimo inglese, eccellenti abilità espositive scritte ed orali, ecc., ecc., richiesta capacità di multitasking.

Si casca così nel tranello che vuole farci credere che il multitasking sia utile e vada acquisito e sviluppato.

Che diamine, se lo chiedono le aziende deve essere per forza una cosa positiva, no? 😉

Appurato che ci sia ben bisogno di capire cosa ogni azienda intenda effettivamente per capacità di multitasking, l’assunto di partenza resta comunque uno ed uno solo:

Il multitasking non funziona!

E non lo dice zio Carlo.

Lo dimostrano numerose ricerche scientifiche.

Una molto interessante sull’argomento viene niente popodimeno che da Stanford e la trovi proprio qui → Media multitaskers pay mental price, Stanford study shows.

Il professore associato di psicologia Wagner parla in questo modo dei multitaskers:

When they’re in situations where there are multiple sources of information coming from the external world or emerging out of memory, they’re not able to filter out what’s not relevant to their current goal.

Capito?

I c.d. multitasker cronici, quando ricevono tanti stimoli esterni, non riescono più a distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è, e questo rallenta la loro performance.

Ma non solo.

Per loro diventa anche più difficile sviluppare una memoria a lungo termine e concentrarsi sullo svolgimento di un singolo compito.

Altro che produttività!

Il nostro cervello è in grado di indirizzare la propria concentrazione su una sola cosa alla volta.

Certo, si possono fare attività quali ad esempio una passeggiata (che non richiede concentrazione) ed ascoltare allo stesso tempo un buon audiobook su Audible.

Al contrario, non si può ad esempio guidare, che come sappiamo richiede un elevato livello concentrazione, e scrivere contemporaneamente un messaggio nel guppo Whatsapp del calcetto, il quale richiede un’altrettanta buona dose di focus.

(E i risultati in quest’ultimo caso sappiamo anche bene quanto amari possano essere)

Vediamo un altro esempio.

Se mentre scriviamo un’email ad una nostra docente stiamo anche con l’orecchio teso alle notizie che vengono dalla tv accesa in cucina cosa potrebbe succedere?

Probabilmente non faremmo bene né l’una né l’altra cosa, e dato l’andazzo delle big news di oggi, confusi, magari finiremmo per scrivere per sbaglio cose come ruspa o vaffaday alla nostra docente (andiamolo a spiegare poi che è colpa del multitasking).

Il nostro cervello dà quindi le migliori performance quando si concentra su una sola cosa alla volta.

Ti dirò un’altra cosa.

Ogni switch in rapida sequenza da un compito all’altro riduce la produttività a causa dell’esecuzione di due fasi mentali:

  • Goal shifting, ossia cambiamento del compito.
  • Rule activation, ossia disattivazione delle regole per l’esecuzione del compito precedente e attivazione di quelle per il nuovo compito.

La nostra produttività ne risulta compromessa per circa il 40% come citato dagli autori Brad Stulberg e Steve Magness nel libro Peak Performance.

(Lettura che raccomando fortemente e all’interno della quale il capitolo 3 è ampiamente dedicato a questo tema)

 

Ma qual è quindi la soluzione?

La risposta è semplice.

  1. Rifiutare il multitasking è il punto di partenza.
  2. Come seconda cosa dobbiamo creare dei blocchi di tempo nei quali dedicarci esclusivamente ad un unico compito.

Finire quanto abbiamo cominciato o perlomeno fare dei progressi significativi prima di dedicarci a qualcos’altro.

Dobbiamo allontanare le possibili distrazioni quali smartphone e obbligare noi stessi a non distogliere l’attenzione da quella determinata attività fino alla conclusione del blocco di tempo che ci siamo dati.

Abbandoniamo quindi l’idea di dover essere dei grandi multitasker e di dover fare più cose assieme.

Guardiamo in faccia la realtà.

Apriamoci verso un nuovo mondo di vera produttività nella quale ci si concentra bene ed al 100% su un singolo compito alla volta.

Ne guadagneremo sia in termini di qualità del lavoro svolto che in quantità stessa delle cose portate a compimento.

Buon singletasking dunque 😉

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

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