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Il problema di parlare tanto e fare poco

Parlare tanto e fare poco

Il più grande tesoro dell’uomo è una lingua frugale.

Esiodo.

Lo avrai già notato.

Più volte in questo blog ho fatto una cosa

Sono stato un pelino duro verso i chiacchieroni.

Verso chi si riempe la bocca e poi, puntualmente, non si muove di un centimetro.

Verso chi si preoccupa troppo dell’apparenza, e poco o niente della sostanza.

E il motivo è anche semplice.

Penso che imparare a parlare meno (e ascoltare di più) sia una delle più importanti abitudini delle persone di successo.

Si tratta dopotutto di una preziosa abitudine che

  1. da un lato ci permette di prestare attenzione gli altri, creare empatia e migliorare le nostre relazioni sociali, come ci insegna Dale Carnegie.
  2. dall’altro ci permette di non sbandierare a destra e a manca i nostri piani ancor prima di averli realizzati, ed uscire da ogni conversazione con più conoscenza di quanta ne avevamo prima di cominciare, come ci insegna nel suo ottimo libro Napoleon Hill.

E oggi faremo infatti una cosa.

Andremo più a fondo sull’argomento.

Troveremo le nostre personali motivazioni per imparare a parlare meno e agire di più 😉

 

Social media

Parlare tanto e fare poco

Ti dirò la verità.

Il motivo per cui ci piace così tanto aprire bocca è uno solo.

Cimentarsi in nuovi progetti a volte è maledettamente difficile.

Lo sforzo richiesto per realizzare i nostri propositi può demoralizzare se non addirittura spaventare.

E quindi cosa facciamo?

Semplice.

Parliamo.

Parlare in fondo è facile, lo può fare pure un bambino.

Parlare ci dà l’impressione di fare progressi.

Ci fa sentire più vicini all’obiettivo.

Ci fa credere che quanto sbandieramo ai quattro venti sia già un concreto passo in avanti verso la meta.

E i social rappresentano dopotutto la piattaforma perfetta per le nostre parole.

Facebook ci chiede – “Cosa ti passa per la testa?”

Twitter ci suggerisce – “Scrivi un tweet”

Instagram ci lusinga – “Aggiungi una storia”

Il messaggio implicito è sempre lo stesso.

Parla, racconta, condividi, apri bocca, non stare mai zitto.

Ma i social ci mentono.

Ci fanno credere che per vivere abbiamo bisogno di parlare, mentre essere ignorati equivale a morire.

E infatti succede una cosa.

Questi social diventano il megafono perfetto per aspiranti “do-ers” pronti solo a riempirsi la bocca e a dipingere mirabolanti prospettive di successo.

Arriviamo così a sostituire i fatti con le parole.

Stendiamo un progettino per l’esame di economia ed immediatamente ci immortaliamo in un selfie.

#Entrepreneurs #Moneyneversleeps #Imprenditorialavoro

Creiamo un comune profilo Instagram e lo chiamiamo “Officialpage“.

Vogliamo esibire una notorietà che non abbiamo. Vogliamo riconoscimento immediato quando ancora ben lungi dal meritarlo.

Ci facciamo immortalare su Instagram con un vestito elegante, una penna Mont Blanc in mano, e subito partono le captions @Businessman, @Pennecostoseperaffariimportanti.

Come se questo facesse automaticamente di noi dei grandi uomini impegnati in importanti trattative.

Aspetta, c’è altro.

Apriamo un blog con WordPress e cosa diciamo di avere tra le mani?

Una Start-up ovviamente. E noi, manco a dirlo, ne siamo i prestigiosi CEO.

Come se attribuire un nome più importante alle cose bastasse a consacrare il successo della nostra iniziativa.

E così via.

Mi segui?

Parliamo, esibiamo apparenza, vogliamo ottenere cuori, likes, conferme.

Il nostro Ego vuole sentirsi dire: “Wow. Sei veramente in gamba. Stai procedendo sulla strada giusta. Sarai una persona di successo”.

Ma troppo spesso, ahinoi, non accompagniamo le nostre altisonanti parole con la concretezza delle azioni.

La brutta notizia del giorno è infatti la seguente.

 

O le une o le altre

Parlare tanto e fare poco

La verità è questa.

Parole e azioni si contendono le medesime risorse.

Detto ancora più chiaramente:

Più tempo passeremo a parlare, esibire ed apparire, meno tempo passeremo ad agire.

Più saremo presi da far vedere agli altri che stiamo lavorando, aspettando likes, commenti e cuoricini, meno impegno riverseremo sul lavoro in sé.

Anche qui è tutta una questione di scelta.

Tocca a noi decidere da che parte stare.

Possiamo essere tra coloro che temono il silenzio, quasi significasse morire, ed aprono bocca in continuazione.

Possiamo essere tra coloro che sui social dipingono strade spianate verso il successo e spendono la maggior parte del tempo a cercare complimenti, likes, e conferme.

O possiamo essere gli altri.

Quelli che con disciplina, attraverso un effort quotidiano, attraverso una meravigliosa e silenziosa perseveranza, arrivano a raccogliere quei risultati di cui i primi si sono solo riempiti la bocca.

Non essere troppo arrogante, ragazzo mio. Non importa quanto sei bravo, fai in modo che non ti vedano arrivare.

Al Pacino

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

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