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Quanto contano i voti? La corsa del topo universitario

Non ho passato il mio esame in diverse occasioni. I miei amici invece sì. Ora loro sono ingegneri e lavorano alla Microsoft.

Io invece ne sono il proprietario.

Bill Gates

Sarò sincero con te.

Non sempre ho vissuto l’università come avrei realmente voluto.

Per i primi due anni la mia preoccupazione è stata una ed una soltanto.

Prendere voti alti.

Le mie giornate erano interamente scandite da lezioni soporifere al mattino e struggente studio pomeridiano a casa.

Certo, il mio libretto esibiva uno sfarzoso elenco di 30 e lode.

Agli occhi dei miei colleghi ero uno studente di successo.

Dentro di me però sentivo che stavo perdendo qualcosa.

Mi sentivo come se non stessi imparando niente di realmente utile.

Poi la svolta.

La scoperta di un mondo fatto non solo di materie ed esami, ma anche di lavoro, imprenditorialità, politica universitaria, opportunità, soft skills, e, soprattutto, programmi Erasmus.

Sono sfuggito così a quella che chiamo la trappola del topo universitario.

In questo articolo ti spiegherò che cosa è e soprattutto come uscirne fuori.

Continua a leggere, questo articolo segnerà una svolta nel modo in cui vivi l’università 😉

 

Partiamo dall’inizio

 

Certo, mettiamolo subito in chiaro.

Non c’è niente di male nel dedicarsi con ardore allo studio.

Una giusta dose di stress è persino positiva in vista di un esame.

Ci permette di non prendere le cose troppo sottogamba.

Ma in questo articolo non parliamo di stress da studio.

Parliamo di qualcosa di diverso.

Parliamo di un’ansia, diffusissima tra i colleghi, dettata dalla esclusiva volontà di superare la materia col punteggio massimo.

Stress da voto insomma.

Lo riconosciamo subito.

È quello che porta uno studente a condurre un’esistenza basata esclusivamente su libri ed esami.

Funziona più o meno così.

Leggi bene:

Iscriviti all’università→ Competi per il posticino in prima fila a lezione→ Fai a gara per farti notare dal prof→ Torna a casa e studia a testa bassa per tutto il pomeriggio→ Metti da parte progetti personali e vita sociale→ Escludi ogni altro programma accademico  (“Erasmus? Troppe carte, troppe cose, devo studiare io”)→ Organizza la tua vita in funzione del calendario di esami→ Studia giorno e notte, sacrificati, riversa anima e corpo sui libri, insegui il 30 e lode→ Laureati col massimo dei voti→ Ricevi (forse) il premio: un lavoro.

Questa è, in sintesi, quella che chiamo la corsa del topo universitario.

 

L’ossessione del voto

 

L’ossessione del voto è  basata sulla falsa credenza che un 30 e lode sia in grado di garantire il benestare lavorativo.

È un mito che ancora oggi mette molti studenti sotto pressione inducendoli a sottrarre tempo ad attività (extra-curricolari ed extra-universitarie) che meriterebbero a mio avviso ben più spazio e rilievo nella nostra vita.

Ma perché inseguiamo con frenesia il voto alto?

Chiediamocelo.

Siamo così sicuri in fondo che un’azienda sia più interessata ai nostri voti piuttosto che alle nostre reali competenze?

Immaginiamo la scena.

Mr Carlo a quanto pare lei ha tutte le qualità e capacità da noi desiderate per ricoprire al meglio il ruolo che le offriamo, e non possiamo che esserne felici. Lei aggiungerà grande valore alla nostra azienda. Ma prima di cominciare, mi dica soltanto una cosa. In quale prestigiosa università ha conseguito la sua laurea con lode? –

– Bè, mi sono laureato a Palermo, e a dire la verità ho conseguito un buon 104/110 –

– Cosa? Niente lode? Con noi ha chiuso ancor prima di cominciare signor Carlo. Ora vada subito via di qui e non si faccia più sentire. –

Improbabile vero?

Ma non è questo che si deduce dal nostro comportamento.

Inseguiamo con ossessione il voto, il numero.

Desideriamo il curriculum con la lode.

E questo spesso sfocia in atteggiamenti privi di senso.

Nella mia esperienza universitaria ho assistito a scene di ogni tipo.

Ho visto ragazzi arrivare a piangere per il dispiacere di aver preso un 28.

Ho visto colleghi rifiutare più volte un voto giudicato basso e presentare una stessa materia due, tre, quattro volte in preda ad un’ossessione, è il caso di dirlo, maniacale.

Ho sentito colleghi frastornati da eccessive ore di studio dirmi “No Carlo ormai sono qui, e voglio la lode ad ogni costo. Altrimenti avrò fallito.”

Fallito?

Perché non ti sei laureato col massimo dei voti?

Non diciamolo nemmeno per scherzo.

Detto questo vorrei aggiungere anche un’altra cosa.

 

Il voto merita rispetto

 

Il messaggio che voglio lasciare passare non è che i voti non valgano niente.

Oltre al personale (e molto soggettivo) senso di appagamento avere una media alta è sicuramente un quid in più qualora si prenda parte a bandi accademici o concorsi pubblici.

Teniamolo bene a mente: avere voti alti non è di certo un risultato da poco.

Avendo chiaro questo diciamoci la verità:

Se sono solo l’insicurezza e le false convinzioni di cui abbiamo detto sopra a indurre uno studente a concentrarsi in maniera ossessiva sul voto, forse quello stesso studente dovrebbe capire una cosa.

Il voto non è altro che un semplice indicatore numerico della nostra preparazione su una data materia in un dato momento.

Un indicatore sul quale incidono purtroppo tanti, troppi fattori.

Non solo la nostra reale preparazione ma anche il nostro momentaneo stato fisico, la nostra abilità nell’esporre (e nel sapersi svincolare da domande scomode), l’umore del docente (fattore troppo spesso determinante).

Persino la preparazione degli altri esaminandi ha il suo peso, e in particolare quella di chi è stato esaminato appena prima di noi.

Insomma.

Entrano in gioco variabili fuori dal nostro controllo che possono rendere vani buona parte dei nostri sforzi.

La filosofia giusta a mio avviso dovrebbe quindi essere questa:

Darò il mio giusto impegno a questa materia. Il punteggio finale sarà probabilmente alto, forse avrò persino la lode. Ma qualora così non fosse sarò soddisfatto di me.

Avrò dato ragionevolmente il mio meglio, trovando anche tempo da dedicare ad attività che reputo egualmente importanti per me e per il mio futuro.

Esiste un mondo al di fuori dalle aule universitarie, non dimentichiamolo mai.

Dico sempre che l’università non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per raggiungere i nostri veri traguardi di vita.

Non guardiamo quindi con ossessione al voto, guardiamo alle nostre reali ambizioni.

Raramente queste ultime dipenderanno da una lode.

La concentrazione esclusiva su esami e interrogazioni distrugge l’apprendimento, la sperimentazione, l’innovazione, e il pensiero originale e critico.

Stefano Bartolini. Manifesto per la felicità

 

 

Questione di priorità

 

Mi piacerebbe concludere questo post con una breve conversazione avuta recentemente con mio padre.

Lui vorrebbe che da qui in avanti, data la media alta dei voti, mi dedicassi totalmente allo studio, in una sorta di sprint finale, per giungere alla laurea con lode.

La sua tesi è stata:

Se non lo farai arriverà il giorno in cui guarderai quella pergamena appesa in camera e dirai: “Avrei potuto impegnarmi di più e non l’ho fatto”.

A questo ho risposto:

Pà ti voglio bene, ma la penso diversamente.

Se spendo come dici tu i prossimi mesi chiuso in biblioteca alla fine di tutto guarderò quella laurea con lode appesa in camera e dirò sospirando: “Avrei potuto viaggiare di più, partecipare ad un ultimo Erasmus Traineeship e lavorare sui miei progetti personali, e invece ho avuto tempo solo per un voto alto”.

Questione di priorità quindi.

Io ho le mie. E le tue quali sono? 😉

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

 

Risorse consigliate

Manifesto per la felicità. Libro scritto da un mio (ex) professore dell’Università di Siena. Una semplice lettura che apre gli occhi su tanti aspetti della società odierna, con particolare riferimento al legame tra crescita economica, PIL e reale felicità dell’individuo. Una lettura interessantissima che mi sento di raccomandare.

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Main Pic credit to FIAB

 

 

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1 Comment

  • Riccardo Ingrassia 2 anni ago Reply

    “Esiste un mondo al di fuori dalle aule universitarie, non dimentichiamolo mai.”

    Ecco, in questo contesto, pure per questo motivo, nasce Vivere Ingegneria e Vivere Ateneo.
    Io ho deciso di fare parte di questa realtà anche per “vivere” l’università, per non rimanere prigioniero del solo studio.

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